Quando sono in affanno… penso alla “splendida” Zisa!

Corro. Corro è la risposta alla domanda “cosa fai nella vita?”, che onestamente tutti vorremmo dare. Almeno quella che vorrei dare io. In realtà, studio e lavoro da tre anni e col tempo, come tutti i miei coetanei, mi sono applicata nella nobile arte dell’incastro: la sottile disciplina di non fare tardi, non alzarsi tardi, non consegnare tardi, non timbrare tardi e, insomma, rispettare tutte le scadenze della vita. Sostanzialmente sfidare il tempo, così da incastrarsi, appunto, nei propri impegni quotidiani. Ecco, un’abilità che, per natura, io non ho. Quindi corro. Devo dire che è stancante, per non dire frustrante. Ma, come un beduino guarda l’orizzonte nella speranza di scorgere un’oasi, anch’io, nella monotona fatica dei doveri, ho il mio miraggio: la Sicilia.

La prima volta, mi ci ha portato Babylove. Siamo andate alle Eolie, senza aspettarci niente e ci abbiamo trovato tutto. Più precisamente, tutto ciò che conta: delizie culinarie, mare splendido e immense persone. Tutto questo, in soli cinque giorni, ha stregato il nostro presuntuoso scetticismo fiorentino e ci ha impedito di prendere in considerazione qualsiasi altra meta per le nostre vacanze. E così quest’anno io e la mia compagna di avventure, per il terzo anno di fila, siamo tornate in terra sicula. Abbiamo fatto base a Palermo, ospitate dal miglior Cicerone desiderabile: Castelbuono, un autentico palermitano e soprattutto un amico, che ha contribuito fortemente a farci amare la sua terra. Ci suggerisce cosa vedere, dove mangiare e ci accompagna con entusiasmo ovunque. Un Trip Advisor personale e super affidabile. Le risate si susseguono e nasce inevitabilmente una sorta di gemellaggio spirituale Firenze-Palermo, che ci impegniamo a coltivare.

“C’è un posto meraviglioso qui in città, che probabilmente non tutti i palermitani hanno visitato, dovreste andarci”. Non ce lo facciamo dire due volte. Ed è così che in un pomeriggio di settembre, insolitamente caldo, io e Babylove ci avviamo oltre la Porta Nuova verso via Colonna Rotta. Sul momento non si rivela una grande idea esserci imbarcate in quell’impresa alle due del pomeriggio, ma la nostra cieca fiducia in Castelbuono ci impedisce di mollare. Il quartiere che attraversiamo è silenzioso, sembra una città fantasma; le voci della gente si sentono solo in lontananza, oltre le tende delle terrazze. Sembra che tutti dormano. Alcuni bambini cercano di attirare la nostra attenzione, essendo noi le uniche per strada, e proprio loro ci indicano la direzione corretta; giriamo l’angolo ed ecco la Zisa, “la splendida”, come la chiama la lingua araba. È un edifico estremamente geometrico, con una bellissima torre; gli echi della cultura orientale si sentono forte e chiaro. Ci avviciniamo e notiamo subito uno spazio insolito, ovvero la Sala della Fontana. È al piano di sotto, all’aperto, strutturata secondo un’architettura tipicamente islamica e attraversata al centro da un piccolo canale, incassato nei mosaici, all’interno del quale scorre dell’acqua: l’unica cosa che fa rumore. La custode, una gentile signora di mezza età, ci racconta con orgoglio e piacere la storia di quella che un tempo era la sontuosa residenza estiva dei re. Rivolta a nord-est, permetteva ai signori del palazzo di osservare il mare e la città, tenendosi lontano dalla calura urbana. Infatti la posizione e soprattutto la struttura favorivano il refrigerio degli ambienti, grazie alla grande fonte d’acqua posta all’interno dell’edificio e a tutti i canali che sfruttavano la forza delle brezze per areare i locali; tutto questo rendeva inoltre possibile la vaporizzazione dell’acqua. Insomma era dotata ante temporem di tutta una serie di ingegnosi accorgimenti che impedivano al caldo di spossare i reali.

È realmente impressionante quanto sia efficace; entrate devastate dall’afa, giusto il tempo di addentrarci nel palazzo fino a raggiungere il tetto, una fresca brezza ci soffia in faccia. Mi affaccio e scorgo quello che un tempo era un grande e rigoglioso giardino, pieno di vasche e fontane. Oltre, Palermo, ai piedi dei suoi sovrani. Non c’è praticamente nessuno, si sente solo l’acqua. C’è tanta pace in questo posto. Vedo il mare e il vento, che come uno spirito corre per tutte le stanze, me ne fa sentire l’odore.

Ogni anno, quando l’aereo decolla da Punta Raisi alla volta di Firenze, io e Babylove ci abbandoniamo alla nostalgia, promettendoci di tornare da Castelbuono l’anno dopo e sperando di essere un po’ più siciliane di prima. Intanto quello a cui penso, quando mi affanno a correre nelle solite cose, è la vista dal tetto della Zisa.

Info Maria Laura guarda tutti gli articoli

Bambina prodigio ai tornei di Harry Potter, si esibisce nei maggiori teatri della provincia di Firenze come flautista d’eccezione. Abbandonata la carriera musicale, studia economia all’Università, dopo aver concluso gli studi classici. Da circa tre anni è Manger del progetto Welcome al Teatro dell’Opera di Firenze (strappa i biglietti). Nello stesso, collabora alla redazione dei programmi di sala per opere e concerti, confermandosi un’appassionata melomane.

1 Commento Inizia una conversazione →


  1. Carlotta

    Complimenti alla scrittrice che in una triste serata di novembre mi ha riportata nella bella e calda Sicilia!

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *